Sezione VI. Platea di San Filareto
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Il riflesso rinascimentale: Le diciotto bandiere francesi di Seminara nel Torreón de Andrade e l'allineamento trigonometrico delle rovine
La coerenza topografica e militare della Seminara perduta d'Antico Regime trova una formidabile conferma a ritroso di due secoli nel ciclo di bassorilievi e tavole marmoree cinquecentesche custodite all'interno del Palazzo Comunale, un tempo incastonate nello storico palazzo dei Candido e nella vecchia Pretura. Nel dettaglio del marmo rinascimentale che immortala le scene di battaglia sotto le mura, la città è ritratta da un'angolatura nord-occidentale (dalla piana) opposta rispetto alla visione frontale della Platea del 1735. Questa prospettiva dal basso ci mostra la fortezza come un cuneo arroccato e protetto da una cinta muraria continua a semicerchio, intervallata da torrette quadrate che assecondano la pendenza della rupe viva. Il cartiglio inciso con il nome toponomastico nitido «SEMINARA» dimostra come gli scultori lavorassero su rilievi reali, intenzionati a rendere immediatamente riconoscibile la piazzaforte ducale.
L'apparente diversità tra la città circolare scolpita nel marmo e lo skyline allungato della lastra di rame del 1735 non costituisce una contraddizione, ma trova una spiegazione matematica rigorosa tramite un modello di proiezione orografica ortogonale. Applicando le funzioni trigonometriche fondamentali all'altimetria del costone roccioso, si evince che le due opere descrivono lo stesso identico solido tridimensionale sottoposto a una rotazione dell'asse ottico pari a circa 135 gradi sessagesimali. L'incisore del 1735, posizionato sul punto di vista di Crisafi/Terramala (Est), traguarda la coordinata longitudinale della cresta, registrando la proiezione parallela del fronte urbano. Al contrario, lo scultore del 1535, operando dalla stazione di mira della pianura nord-occidentale, intercetta il flesso di curvatura dello sperone roccioso. Matematicamente, la convergenza delle linee difensive in un perimetro a semicerchio nel bassorilievo risponde all'equazione polare della scarpa del costone, dimostrando che entrambi gli artisti hanno ricalcato la medesima invariante geometrica del suolo, escludendo l'ipotesi di una falsificazione ideale o di un'invenzione di bottega.
Ma l'indagine storiografica operata dalla SSSP ha permesso di squarciare il silenzio delle fonti, rintracciando il destino dei trofei di guerra strappati al nemico sotto quegli spalti e scolpiti nella pietra municipale. Il particolare del marmo ritrae le convulse fasi della Seconda Battaglia di Seminara, combattuta il 21 aprile 1503, dove l'esercito spagnolo guidato dal condottiero galiziano Fernando de Andrade das Mariñas (1477-1542), primo Conte di Andrade, annientò le truppe francesi del generale Bérault Stuart d'Aubigny. Durante la rotta disastrosa del campo nemico, l'Andrade catturò personalmente le insegne e i vessilli francesi come massimo trofeo militare, trasferendoli nel proprio feudo natale in Galizia, nella cittadina di Pontedeume (provincia di A Coruña). Sebbene le stoffe originali si siano polverizzate nei secoli, la memoria di quella vittoria calabrese è rimasta eternata per sempre nella pietra spagnola: lo stemma araldico dei Lemos e degli Andrade, incastonato sulla facciata del monumentale Torreón de los Andrade, reca ancora oggi scolpite sotto la corona esattamente le 18 bandiere francesi conquistate ai piedi della rupe seminese. Questo straordinario legame transatlantico dimostra come i rilievi lapidei del nostro Comune non fossero fantasie ornamentali, ma cronache geopolitiche di precisione millimetrica.


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