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venerdì 18 settembre 2026

Testamento di Domenico Martello, p. 1

 1. Die Decimo Sexto m[ensis] octobris Mil[lesi]mo Sexcentes[im]o quinquages[im]o octavo

2. in Civ[ita]te Seminariae Reg[ni] Neap[olis]

3. In p[rese]ntia n[ost]ra p[redi]cti Testimoniu[m] v[i]r[i] d[omi]ni Allex[and]ri de Franco della d[ett]a Ci[vità]

4. Seu(?) herede proprietario del q[uondam] Dom[eni]co Martelli agens ad d[ict]u[m] Franc[iscu]m pro

5. se heredes cum benef[ici]o dell'una parte et Sa[n]ta Maria de fiore ux[or] del d[ett]o

6. Dom[eni]co herede usufruttuaria e comendataria del d[ett]o q[uondam] Dom[eni]co jure(?) co[m]munes

7. agens ad d[ict]a Sa[n]ta et suos h[e]r[e]des cu[m] benef[ici]o dell'altra parte Civitatis

8. asserendo come d[ett]o q[uondam] Martelli facendosi suo testam[en]to haveve instituito herede

9. Universalem proprietario d[ic]to p[re] d[ict]o de Franco p[er]ter l'altre dispositi[o]ni et deduto

10. usufrutto, nel q[ua]le instituess[e] d[ic]ta uxor herede Sassa(?) Maria, et ordinato

11. di fundarsi con s[u]o fundo Una Collegiata dentro l'altare magg[io]re

12. della Chiesa Matrice di d[ett]a Città ed dote di docati Duimilia di Contanti

13. et molti beni stabili d[en]tr[o] d[ic]to t[er]r[ito]rio d[i] Seminara per ed hov[unque] ordinato che d[ett]o

14. suo herede sia tenuto fare tutte q[ue]lle spese che saranno necessarie

15. p[er] l'erectione di d[ic]ta Collegiata Speditione di Bolle di Canonici et altri

16. co[m]me al d[ic]to Testam[en]to ma[nu]m me[n]s[i] al q[ua]le p[er] jam narrat[is] et habbia

17. in l[itte]re dopo la morte del q[uondam] d[ic]to di Martelli sono favorite alcune

18. differenze tra essi p[er] herede proprietario et herede usufruttuaria

19. q[ua]li si sono compromesse d'ambe esse parti in persona dell'ill[ust]ri Sig[no]ri

20. Mario de Sauvo et Michele dellespandora, d[ic]ti q[ua]li vist[i] et considerat[i]

21. fumo di parere che esse parti adissero a qualche conventione transact[iva]

22. et accordio. Per tanto si sono esse parti conventi che di detta heredità

23. co[nn]elli effetti piu exprissis cioè di Danari g[ra]nti, Sera ogni graj et besti-

24. ame in esequione della Volontà di detto testat[o]re et di mo[lti] altri ordinj.

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Annotazioni Paleografiche e Diplomatiche
  • Tipologia di Scrittura: Corsiva notarile meridionale della metà del XVII secolo, caratterizzata da un ductus rapido, legature complesse e frequenti passaggi dal latino al volgare. Tipica del registro di "transazione" vicereale.
  • Segnature e Note di Cancelleria: In alto a sinistra compare la datazione cronologica netta (1658). Al centro spicca la numerazione originaria del faldone (2210), poi corretta o integrata. In basso a sinistra sono evidenti le segnature d'archivio storiche della SSSP.odv: Notai di Seminara B. 194 F, 2195.
  • Sistema di Abbreviazioni: Presenza massiccia di compendi per troncamento o contrazione (es. m.bris per mensis, Civ.te per Civitate, q.m per quondam, p.ntia per praesentia). Il termine herede o heredità oscilla costantemente tra la grafia latina e quella volgarizzata.
  • Nomi Propri ed Entità: Identificazione chiara dei soggetti coinvolti nell'asse ereditario: Allexandro de Franco (erede proprietario), Santa Maria de Fiore (moglie ed erede usufruttuaria), e i due arbitri patrizi scelti per dirimere la lite, Mario de Sauvo e Michele dellespandora.
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TRADUZIONE ITALIANA LINEARE


Nel giorno sedici del mese di ottobre 1658, nella città di Seminara del Regno di Napoli. Alla nostra presenza e di quella dei testimoni, il signor Alessandro de Franco della detta città, in qualità di erede proprietario del defunto Domenico Martello, agendo per sé e per i suoi eredi con beneficio d'inventario da una parte, e la signora Santa Maria de Fiore, moglie del detto Domenico, in qualità di erede usufruttuaria e comendataria del detto defunto Domenico, agendo per sé e per i suoi eredi con beneficio d'inventario dall'altra parte della città; asserendo come il detto defunto Martello, facendo il suo testamento, avesse istituito come erede universale proprietario il già citato de Franco, fatte salve le altre disposizioni e dedotto l'usufrutto, nel quale istituiva la detta moglie. E avendo ordinato che si fondasse, con il suo patrimonio, una Collegiata dentro l'altare maggiore della Chiesa Matrice di detta città, con una dote di duemila ducati in contanti e molti beni stabili situati nel territorio di Seminara e ovunque; e avendo ordinato che il suo detto erede sia tenuto a sostenere tutte quelle spese che saranno necessarie per l'erezione di detta Collegiata e per la spedizione delle Bolle dei Canonici e altre cose, come risulta dal detto testamento a cui ci si riporta per quanto già narrato. Essendo nate, dopo la morte del citato Domenico Martello, alcune controversie tra l'erede proprietario e l'erede usufruttuaria, le parti si sono rimesse al giudizio degli illustri signori Mario de Sauvo e Michele dellespandora; i quali, esaminate e considerate le cose, furono del parere che le parti dovessero giungere a una convenzione transattiva e a un accordo. Per tanto, le suddette parti si sono accordate affinché da detta eredità, con gli effetti più esplicitamente espressi, cioè denaro contante, seta, ogni grano e bestiame, si dia esecuzione alla volontà del detto testatore e a molti altri suoi ordini.
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NOSTRE NOTE E COMMENTI EVENTUALI,
da aggiungersi via via con il procedere delle ricerche.


•
Il Nucleo della Fondazione: Questo documento rappresenta l'atto originario e la "pietra miliare" giuridica della Insigne Collegiata di Seminara. È di straordinario interesse notare che la fondazione non nasce da un'iniziativa puramente ecclesiastica, ma da un monumentale lascito privato – il Testamento di Domenico Martello del 1658 – che vincola l'erede universale (Alessandro de Franco) a finanziare l'erezione dell'altare maggiore, l'ottenimento delle Bolle pontificie per i Canonici e il mantenimento della struttura con un patrimonio immenso per l'epoca (duemila ducati d'oro contanti, più rendite stabili su seta, grano e bestiame).

• Di questi Domenico Martello sappiamo poco o niente, ed il cognome si è perso nel tempo: in Seminara la mia memoria non conserva nessuna perosna che portasse questo cognome. I nomi De Franco e d'Alessandro sono invece ben presenti nelle menzioni che ne fanno altri documenti pure successivi. Fi una Maria de Fiore ho vago ricordo dalle mie frequentazioni dell'archivio parrocchiale. Sempre se la memoria non fa difetto deve aver letto di un suo lascito per la costruzione del muro di cinta dell'orto dei cappuccini, una vecchia muratura che ancora esiste e potrebbe essere secentesca, Confidiamo che con lo sviluppo delle ricerche ed i collegamenti incrociati di fonti archivistiche diverse i nomi sopra incontrati possano acquisire una identità, una storia delle loro vicende umani da poter oggi riportare alla nostra conoscenza, dando anche identità alla nostra Comunità cittadina, laa cui Memoria è andata distrutta non tanto dai teremoti, quando dall'incuria degli uomini.

  • Che cos'era una Collegiata: Era una chiesa importante (diversa dalla Cattedrale, che è la sede del Vescovo) alla quale l'autorità ecclesiastica, spesso su istanza e dote di un privato donatore, riconosceva l'istituzione di un Capitolo di Canonici. Questi ecclesiastici avevano l'obbligo di risiedere in loco, celebrare quotidianamente gli uffici liturgici in forma solenne e governare la vita spirituale e culturale della comunità. La presenza di una Collegiata elevava il prestigio civile e religioso di una città, equiparandola di fatto ai grandi centri del Regno.
  • L'arco di esistenza storica: Il fenomeno delle Collegiate ha toccato il suo apice nell'età barocca (pieno Seicento), diventando lo strumento privilegiato per radicare le riforme del Concilio di Trento sul territorio. Il loro declino storico è iniziato con le soppressioni napoleoniche e le successive leggi eversive del Regno d'Italia (1866-1867), che confiscarono i beni dei capitoli. L'istituto delle Collegiate è stato infine riformato dal Codice di Diritto Canonico del 1983, che ha mantenuto i Capitoli solo dove ritenuti pastoralmente utili dal Vescovo, determinando l'estinzione formale e la scomparsa dei canonici nelle realtà in cui, come a Seminara, erano venute meno le antiche dote patrimoniali e le esigenze strutturali.
  • A Seminara, tra gli ultimi canonici, si ricordano i nomi del canonico Romeo, morto nel 1960 – i cui nipoti ne conservano ancora la memoria e sono attivi parrocchiani –, ma anche dei canonici Surace (mio parente, di cui ho memoria), Zumbo e Dell'Arena. Avrebbero dovuto essere dodici, secondo l'atto istitutivo della Seconda Fondazione che elevava il numero dei canonici da otto a dodici. Si ricorda poi il nome dell'arcidiacono Tigani, che succedeva all'arcidiacono Crea.Fu da me fatta realizzare, a cura di Padre Marcello, la targa "Archivio Storico della Insigne Collegiata di Seminara": anche se ormai le Collegiate non esistevano più, sopravvivevano i loro archivi, tra cui quello di Seminara che, pur rovinato e depauperato, resta uno dei più notevoli in Calabria.Purtroppo, sciaguratamente e con mio grande rincrescimento, non furono rispettate le istruzioni che avevo lasciato a salvaguardia di quel patrimonio, e le preziose carte finirono in uno sgabuzzino a ridosso dei tubi di un bagno adiacente. Oggi l'archivio restaurato (il "tesoro") è diventato espressione di esercizio di un ben meschino potere, e non già uno strumento di conoscenza e di ricostruzione della memoria storica e dell'identità comunitaria.
  • xyz

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