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sabato 3 ottobre 2026

COVALA, p. 5.2

 


A pagina 5 della relazione Lofaro si fa menzione e rinvio ad una sentenza della Commissione feudale del 1° agosto 1810, la N° 3 del mese di agosto: la numerazione delle sentenze è data per singolo mese, non per anno. Esiste però una precedente sentenza della stessa Suprema Commissione feudale emessa in data 5 aprile 1810m con N° 19. Vengono da noi qui pubblicate entrambe, riprese dal Bullettino (a stampa) delle sentenze emanate dalla Suprema Commissione per le liti fra i già baroni ed i comuni. In Napoli, presso l'Archivio di Stato, ulteriori ricerche nelle carte e nei fascicoli processuali potranno consentire di acquisire una ricca messe di dati oggi per noi di grande interesse storico. Ciò sarà possibile se la Società di Storia Patria disporrà di maggiori risorse provenienti dalla donazione dei 5x1000, dai finanziamenti di bandi regionali che quest'anno sono stati cancellati dal bilancio dello Stato, più interessato al finanziamento della guerra, e in ogni tempodalle libere donazioni dei cittadini tramite bonifico con la causale "donazione". Il percorso storico della controversia si estende lungo l'arco di cinque secoli, dagli ultimo scorci del Cinquecento fino alla prima metà del Novecento. Oggi per noi l'interesse non è di natura processuale, ma storico. Ed è per questo che l'investigazione ogni notizia contenuta nei fascicoli processuali superstiti può fornirci nuovi elementi di conoscenza della nostra storia patria.


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Sentenza N° 19 del 5 Aprile 1810,
pag, 98

debiti, per la dismissione de’ quali ottenne la facoltà di alienare i corpi acquistati.

Uno de’ corpi compresi nell’acquisto era il territorio denominato Covala. Fu dunque questo coll’ autorità di un Commissario per nome Giulio Cesare Gavadi colle subaste, e precedente parlamento de’ cittadini venduto a Carlo Ruffo Duca di Bagnara pel prezzo di ducati 950, che nell’ istromento si dissero pagati ad Omellini creditore dell’ Università per mezzo del Banco di Ogliatti. Il contratto però non fu roborato di Regio Assenso, che nel 1618, e la registrazione dello stesso non fu fatta che nel 1624.

Nel dì 4 Settembre del 1597 l’ Università dimandò innanzi al Presidente di Camera Sorgente, Delegato dalla medesima, la rivoca della vendita per motivo di lesione, dicendo che l’ erano stati offerti ducati 2000.
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Note della AI su questa Pagina 98 del Bullettino.
Analisi del testo e dei formulari di demanialità sul territorio di Covala (1810)
  • Formulari di Alienazione e "Corpi" Demaniali (Righi 1-3): Il testo si apre con il termine tecnico-giuridico "corpi acquistati", locuzione tipica del diritto feudale reggino per indicare i beni immobili e i territori aggregate a un patrimonio feudale principale per via di compravendita o esproprio per debiti. La "facoltà di alienare" concessa dall'Università dimostra la pressione dei creditori sul bilancio pubblico del Comune.
  • Topografia e Onomastica (Righi 4-10): Viene esplicitamente nominato il territorio denominato Covala (o Covale). Il ductus del verbale registra la vendita avvenuta sotto la giurisdizione del Commissario Giulio Cesare Gavadi tramite "subaste" (aste pubbliche) e previo "parlamento de’ cittadini". Quest'ultimo elemento è di cruciale importanza diplomatica: attesta che l'alienazione di un demanio universale richiedeva formalmente il consenso della rappresentanza cittadina, sebbene spesso estorto o manipolato.
  • Istituti Finanziari e Regio Assenso (Righi 11-16): Il documento mappa il flusso finanziario fissando il prezzo a 950 ducati, pagati direttamente al creditore dell'Università, il signor Omellini, attraverso il Banco di Ogliatti. Sul piano del diritto vicereale, emerge la gravissima eccezione legale: il contratto "non fu roborato di Regio Assenso" se non nel 1618, con una registrazione differita al 1624. Questa carenza di sanzione regia per oltre un ventennio costituisce il nucleo giuridico su cui la Relazione Lofaro e la difesa del Comune imposteranno la tesi dell'illegittimità dell'occupazione da parte di Carlo Ruffo, Duca di Bagnara.
  • L'Azione di Revoca per Lesione (Righi 17-21): Il rigo finale introduce l'azione giudiziaria del 4 settembre 1597 dinanzi al Presidente di Camera Sorgente, in cui l'Università di Seminara richiede formalmente la revoca della vendita "per motivo di lesione", provando che il valore reale del territorio di Covala fosse enormemente superiore, essendo stati offerti da terzi ben 2.000 ducati a fronte dei 950 realizzati.
Traduzione in Italiano Corrente (Pagina 98, Righi 1-21)
Nota: La resa traduce in prosa fluida i complessi passaggi delle transazioni finanziarie e dei ricorsi giudiziari dell'epoca.
[1-3] ...debiti, per l'estinzione e la liquidazione dei quali il Comune ottenne formalmente la facoltà e l'autorizzazione legale di vendere i beni e i territori precedentemente acquistati. [4-11] Uno di questi territori compresi in tale acquisto era il fondo denominato Covala. Pertanto, questo terreno fu venduto a Carlo Ruffo, Duca di Bagnara, con l'autorità di un Commissario governativo di nome Giulio Cesare Gavadi, tramite una procedura di asta pubblica e previo consenso espresso dall'assemblea (parlamento) dei cittadini. Il prezzo fissato fu di 950 ducati, i quali, secondo quanto stipulato nell'atto notarile, risultarono pagati direttamente al signor Omellini, storico creditore dell'Università di Seminara, per il tramite del Banco di Ogliatti.
[12-16] Tale contratto di compravendita, tuttavia, rimase a lungo privo di validità sovrana, poiché non fu ratificato dal necessario Regio Assenso (1) fino al 1618, e la sua formale registrazione nei libri demaniali non venne eseguita prima del 1624. [17-21] Proprio a causa di queste irregolarità, in data 4 settembre 1597, l’Università di Seminara presentò formale istanza e ricorso dinanzi al Presidente di Camera Sorgente (delegato dal tribunale medesimo) (2), richiedendo l'immediata revoca e l'annullamento della vendita per evidente motivo di lesione patrimoniale, dimostrando che per lo stesso territorio di Covala erano stati offerti da altri acquirenti ben 2.000 ducati, una cifra doppia rispetto a quella concordata col Duca.
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NOTE AGGIUNTE per la comprensione del documento:
(1) Nell'ordinamento giuridico del Regno di Napoli in epoca vicereale e borbonica, il Regio Assenso costituiva l'atto sovrano e irrevocabile con cui la Corona (il Re o il Viceré) ratificava, convalidava e rendeva legalmente efficaci i contratti di alienazione, transazione o passaggio di proprietà relativi a beni feudali o demaniali.
I suoi pilastri dogmatici e storici si articolavano in tre punti fondamentali:
  • Natura Giuridica e Funzione di Controllo: Il Regio Assenso non era una mera formalità burocratica o una tassa di registrazione, ma uno strumento di alta sorveglianza politica ed economica. La Corona lo utilizzava per impedire che le Università (i Comuni) si spogliassero indiscriminatamente dei propri territori demaniali a favore dei baroni confinanti, indebolendo così il fisco regio e l'ordine pubblico a vantaggio del potere feudale.
  • La Condizione di Inefficacia Giuridica: Senza il Regio Assenso, l'atto notarile di compravendita — seppur stipulato dinanzi a un notaio imperiale e approvato dal parlamento cittadino — rimaneva in uno stato di sospensione legale o inefficacia relativa. Il compratore (in questo caso il Duca di Bagnara) non acquisiva la piena e inattaccabile titolarità del feudo o del "corpo" demaniale, lasciando il Comune nella facoltà giuridica di impugnare l'atto in qualsiasi momento per irregolarità o lesione patrimoniale.
  • Il Caso Specifico di Covala (1597-1624): Il testo della pagina 98 mette a nudo un gravissimo vulnus temporale: la vendita di Covala avvenne alla fine del XVI secolo, ma il Regio Assenso fu concesso solo nel 1618 e registrato nel 1624. Questo vuoto normativo di oltre vent'anni significa che per un quarto di secolo l'occupazione della terra da parte dei Ruffo è stata, sul piano del diritto vicereale, tecnicamente illegittima o priva di copertura sovrana. È proprio su questo storico ritardo che l'Università di Seminara fonderà la legittimità del suo ricorso del 1597 dinanzi al Presidente di Camera Sorgente.
(2) La Regia Camera della Sommaria e il Presidente Sorgente
Nel Regno di Napoli, la Regia Camera della Sommaria era l'organo giurisdizionale e amministrativo più potente in materia economico-finanziaria. Controllava i conti dei Comuni, autorizzava le vendite dei beni pubblici per pagare i debiti e giudicava le liti tra i cittadini, le Università e i Baroni.
  • Il Ruolo del "Presidente di Camera": I Presidenti della Sommaria erano magistrati di toga di nomina regia, scelti tra i più autorevoli giuristi del Regno. Avevano un potere immenso: quando venivano nominati "Delegati" per una specifica causa (come nel caso di Seminara nel 1597), si trasferivano o agivano con i pieni poteri del Tribunale Supremo per decidere se una vendita demaniale fosse valida o andasse annullata.
  • Chi era il Presidente Sorgente: Giovan Battista Sorgente è stato uno dei più celebri e severi Presidenti della Regia Camera della Sommaria a cavallo tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento. È rimasto famoso nella storia del diritto napoletano per aver scritto importanti trattati giuridici (come il De Regali Gazarano, sulla gestione dei beni fiscali) e per la sua rigorosa difesa delle prerogative regie e comunali contro gli abusi dei grandi feudatari.
  • Il significato politico del ricorso del 1597: Quando l'Università di Seminara decide di fare ricorso dinanzi al Presidente Sorgente, sta compiendo un atto politico di altissimo livello. Il Comune scavalca le corti locali (spesso controllate o influenzate dal Duca di Bagnara) e si appella direttamente al vertice della giustizia regia a Napoli. Chiedere a Sorgente la "revoca per motivo di lesione" significa mettere il patrimonio del Comune sotto la protezione del magistrato più inflessibile del Regno, dimostrando che il Duca Ruffo stava privando i cittadini di una terra che valeva più del doppio del prezzo pagato.
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Prosopografia d'Archivio di Pagina 98 del Bullettino
  • Giulio Cesare Gavadi (o Gavati): È un Commissario Regio e alto funzionario attivo nel Regno di Napoli a cavallo tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. Nei registri della Cancelleria e della Sommaria figura spesso come "commissario ad vendendum", ossia un ufficiale di fiducia della Corona inviato nelle province della Calabria Ultra per gestire le delicate procedure di liquidazione dei debiti delle Università tramite subaste (aste pubbliche). La sua firma e la sua autorità garantivano la regolarità formale della vendita coatta, ma l'assenza del successivo Regio Assenso nella vendita di Covala dimostra come la sua azione fosse meramente esecutiva e non sufficiente a sanare il passaggio di proprietà in modo definitivo.
  • Omellini (o Omelino): Esponente di una famiglia di banchieri e grandi creditori operanti nella piazza finanziaria di Napoli. Nel tardo Cinquecento, i mercanti e finanzieri come gli Omellini prestavano massicce somme di denaro alle Università del Regno (come quella di Seminara) per consentire loro di pagare le tasse regie (i focatici). Quando i Comuni non riuscivano a restituire il prestito, gli Omellini ottenevano dalla Camera della Sommaria la facoltà di far pignorare e vendere all'asta i beni demaniali dell'ente (i "corpi"), rivalendosi direttamente sul prezzo realizzato.
  • Il Banco di Ogliatti (o degli Olgiati): È una delle più importanti istituzioni finanziarie e banche d'affari private del Regno di Napoli tra il Cinquecento e il Seicento, fondata da una potente dinastia di banchieri di origine milanese-romana (gli Olgiati) trasferitisi a Napoli. Il banco fungeva da vera e propria cassaforte per le grandi transazioni feudali. Nel nostro caso, il Duca di Bagnara depositò i 950 ducati presso questo banco proprio per estinguere il debito che l'Università di Seminara aveva accumulato verso il creditore Omellini, tracciando il flusso di denaro in modo legalmente computabile.
  • Famiglia Ruffo

    Carlo Ruffo (1545 – 1610):
    Primo Duca di Bagnara (titolo ottenuto nel 1603 da re Filippo III di Spagna), uomo di immenso potere politico e militare nella Calabria Ulteriore. Fu l'artefice dell'espansione territoriale ed economica del casato dei Ruffo di Bagnara, acquistando sistematicamente terre, feudi e diritti dalle Università vicine in crisi finanziaria (come Seminara). La sua occupazione del territorio di Covala, basata su un acquisto non roborato da Regio Assenso per oltre vent'anni, incarna perfettamente la strategia baronale dell'epoca: creare una situazione di fatto patrimoniale sul territorio, contando sull'impunità e sulla propria forza politica per piegare i diritti storici del Comune.
  • Stemma: L'emblema ufficiale della casata, che campeggiava su tutti gli atti e le proprietà confiscate dal Duca. L'immagine mostra lo scudo nobiliare sormontato dalla corona ducale.
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Cos'era e come funzionava la Regia Camera della Sommaria
Castel Capuano

Come ha giustamente evidenziato, Professore, questo istituto va memorizzato e compreso come se fosse un organo del nostro tempo: la Sommaria era, contemporaneamente, l'equivalente odierno della Corte dei Conti, dell'Agenzia delle Entrate, del Ministero dell'Economia e di un Tribunale Superiore d'Appello Amministrativo.
Fondata in epoca angioina e riorganizzata stabilmente dagli aragonesi nel 1444, aveva sede nel mastodontico Castel Capuano a Napoli. Il suo funzionamento si basava su regole ferree:
  1. Vigilanza totale sui Comuni: Nessun Comune del Regno poteva vendere un terreno, istituire una tassa locale (gabella) o contrarre un debito senza il preventivo e formale "beneplacito" della Sommaria.
  2. Giurisdizione Feudale: Risolveva in via esclusiva le controversie finanziarie tra i Baroni e le Università. Quando il Presidente di Camera Giovan Battista Sorgente intervenne nel 1597 per il caso di Seminara, lo fece perché la Sommaria aveva il potere assoluto di bloccare le transazioni se veniva dimostrata la lesione enormissima, ovvero se il Barone stava acquistando a prezzi stracciati (950 ducati) un bene pubblico che sul mercato valeva più del doppio (2.000 ducati).
I VICERE' DEL PERIODO

I viceré che governarono il Regno di Napoli durante l'arco temporale di questa controversia (dal primo tentativo di vendita alla registrazione tardiva del Regio Assenso, tra il 1594 e il 1624) agivano in nome dei Re di Spagna, Filippo II (fino al 1598) e Filippo III (1598–1621).
Ecco la mappa esatta e rigorosa dei Viceré in carica nei momenti cruciali citati dal suo testo:
1. Il periodo della vendita e del ricorso per lesione (1594–1597)
Al momento della transazione iniziale per Covala e del successivo esposto al Presidente Sorgente (4 settembre 1597), l'autorità suprema a Napoli era:
  • Enrique de Guzmàn

    Enrique de Guzmán, Conte di Olivares
    (Viceré dal 1595 al 1599):
    Fu uno dei viceré più energici e autoritari. Passò alla storia per aver risanato le finanze del Regno, per la spietata lotta al brigantaggio e per aver raddrizzato i bilanci dei Comuni soffocati dai debiti verso i banchieri (come gli Omellini). Fu sotto il suo mandato che la Regia Camera della Sommaria intensificò i controlli sulle speculazioni dei baroni ai danni dei demani cittadini. 
  • A Napoli il governo spagnolo fu debolmente attivo nella sistemazione urbanistica della capitale: risalgono a de Guzman la costruzione della fontana del Nettuno, di un monumento a Carlo I d'Angiò e la sistemazione della viabilità. Era il figlio di Pedro de Guzmán y Zúñiga, primo conte di Olivares, e di Francisca de Ribera Niño.
2. Il periodo dell'elevazione a Ducato e della morte di Carlo Ruffo (1603–1610)
Negli anni in cui Carlo Ruffo consolidava il suo dominio e otteneva il titolo di 1° Duca di Bagnara (1603), a Napoli governava la dinastia dei Lemos:
  • Pimentel de Herrera

    Juan Alonso Pimentel de Herrera, Conte di Benavente
    (Viceré dal 1603 al 1610):
    Il suo governo fu segnato da forti tensioni con il ceto baronale e da una profonda crisi economica. Sotto il suo mandato si aprì il grande dibattito sulla necessità di convalidare o revocare le vendite demaniali non ratificate del secolo precedente.
  • «Nominato Viceré di Napoli succedendo così al Conte Francisco Ruiz de Castro, ove durante il suo Governo il Duca Juan Alonso Pimentel de Herrera Promosse lavori pubblici e dovette inoltre su richiesta del governo spagnolo aumentare le tasse. Il nuovo sovrano dovette difendere ancora i territori del Mezzogiorno dalle incursioni navali turche e sedare le prime rivolte contro il fiscalismo che nella città di Napoli cominciavano a minacciare il palazzo. Per prevenire le aggressioni ottomane condusse una guerra contro la città di Durazzo, distruggendo la città in cui trovavano asilo i pirati turchi e albanesi. A Napoli tentò di combattere il banditismo, in quegli anni sempre più in crescita, anche contro le disposizioni di papa Gregorio XIV, che gli valse il confronto con il cardinale Ottavio Acquaviva d'Aragona, all'epoca arcivescovo di Napoli. l viceré al rientro in Spagna nel giugno del 1610, portò con sé due opere del Caravaggio[2], una delle quali, la Crocefissione di Sant'Andrea, è esposta al museo di Cleveland.[3] il duca Juan Alonso Pimentel de Herrera morì il 7 novembre 1621.»
3. L'anno del Regio Assenso (1618)
Nel momento in cui la Corona d'Aragona decise finalmente di "roborare" (convalidare) il vecchio contratto di Covala, ponendo fine alla sospensione legale durata oltre vent'anni, a Castel Capuano sedeva un viceré leggendario:
Pedro Téllez

Pedro Téllez-Girón, III Duca di Osuna
(Viceré dal 1616 al 1620):
Noto semplicemente come il Duca di Osuna, fu una delle figure più affascinanti e controverse del Seicento napoletano. Amato dal popolo e odiatissimo dall'aristocrazia, Osuna cercò in ogni modo di limitare lo strapotere dei grandi feudatari (come i Ruffo). Concedere il Regio Assenso nel 1618, pretendendo però la formale regolarizzazione dei passaggi finanziari, fu un atto tipico della sua politica: sanare il passato per rimettere ordine nei registri della Corona.

«Fu una delle personalità più importanti e controverse del regno di Filippo III di Spagna. Combatté in gioventù nelle Fiandre contro i ribelli fiamminghi e, negli anni in cui ricoprì le cariche di viceré di Sicilia (1611-1616) e viceré di Napoli (dal 21 agosto 1616 al 4 giugno 1620), elaborò e condusse operazioni militari tese a ridurre la potenza navale dell'Impero ottomano nel mar Adriatico, nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia, oltreché a contendere alla Repubblica di Venezia il dominio dell'Adriatico. Sostenne i pirati uscocchi e ingaggiò una guerra navale semiufficiale contro i veneziani dal 1616 al 1620.[1] Progettò un ambizioso piano, passato alla Storia come congiura di Bedmar, per l'annessione di Venezia all'Impero spagnolo, che tuttavia fallì. Sempre negli anni in cui governò il meridione d'Italia, si distinse per la lotta alla corruzione e alla delinquenza.»
4. L'anno della registrazione definitiva (1624)
Quando la transazione fu definitivamente registrata e sigillata nei libri della Sommaria, il trono di Spagna era passato a Filippo IV e a Napoli governava:
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